Blog

La sfida e il progetto
16
Ott 2010

La sfida e il progetto

Quando si pensa al tema del volo, vengono in mente episodi e fantasie, che sono collegati, comunque, ad uno scenario di avventura e di sfida lanciata dall’uomo: sfida nei confronti di limiti e confini che si sono cristallizzati nei secoli, nelle varie culture. Ma un limite, quello dell’impossibilità di volare, per ragioni fisiche, solo con il proprio corpo, ha appassionato l’uomo da sempre. Basti pensare al mito di Icaro. Alle sensazioni sublimi durante il volo, con l’azzurro dell’Egeo come tappeto e la sfida al “protocollo di volo” imposto dal padre. I limiti erano ovviamente quelli umani. Per gli uomini che non erano dei.

Perché gli dei, in realtà, dovevano volare, dall’Olimpo alla terra …(il deus ex machina del teatro). Ma Dedalo e Icaro erano semplicemente uomini. E per volare ci voleva un progetto: ali artificiali per loro con le piume degli uccelli; le ali di Leonardo; tutti i progetti elaborati per costruire le prime macchine volanti, sino alla sfida allo spazio nell’era moderna.

Da sempre, quindi, si sono uniti, nell’idea di volo, il coraggio, l’avventura, la sfida ad un confine dato dalla stessa natura umana o dalla cultura dell’epoca (“il folle volo” dantesco che, in realtà, era una navigazione oltre la frontiera imposta dalla teoria geocentrica di allora). Ma ognuna di queste sfide era sostenuta da un progetto: la costruzione di macchine, dalle ali di Icaro in poi ed un preciso schema che comporta oggi revisioni tecniche severissime e competenze codificate per chi vola.

E tali competenze, che sono di progetto, hanno antenati illustri, come i progetti di Leonardo. Ma senza dimenticare l’uomo e la natura, e quindi la sfida. Come diceva Saint-Exupéry: “La tecnologia non tiene lontano l’uomo dai grandi problemi della natura, ma lo costringe a studiarli approfonditamente”. ..Infatti tutti i progetti tecnici hanno scenari poetici famosi, dove la sfida ed il coraggio sono i fil rouge, che accompagnano l’esperienza.

Molti sono gli esempi nella letteratura ma, oltre al mito di Icaro e al grande aviatore-scrittore francese, già evocati, ne citerò solo altri due: in fondo, Peter Pan vola perché non vuole diventare adulto. Per Peter Pan volare è l’espressione del desiderio oltre ogni limite, la possibilità di osare, di essere libero. Diventare adulto comporta accettare il “limite”.
E il gabbiano Jonathan Linvingston abbandona la massa dei comuni gabbiani, per i quali volare non è che un semplice e goffo mezzo per procurarsi del cibo e diventa un emblema del volo come atto di perizia e intelligenza, fonte di perfezione e di gioia.
Per questo, mi pare particolarmente felice la scelta di celebrare, con una serie di interessanti eventi, gli aviatori Chavez e Cevasco e di cogliere, nella serie di ricche occasioni di accrescimento culturale e di informazione, che l’Associazione EventidAmare ci propone, la sfida ed il progetto che hanno unito, in una felice endiadi, le vite di questi due grandi nostri “compagni del viaggio della vita”.

Maria Cristina Castellani
Scrittrice ed esperta di comunicazione interculturale

In occasione del Convegno “Geo Chavez, Filippo Cevasco, eroi e pionieri dell’aria

Tags: