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Volare cambia la vita: parola di Dino Frambati
10
Mar 2017

Volare cambia la vita: parola di Dino Frambati

Il vento piega il fumo delle acciaierie ad angolo retto rispetto ai camini; il mare schiuma di bianco e il cielo di Genova è così azzurro che ti mostra come davvero la Liguria sia un arcobaleno. Ma il Pa 28 “targato” India-Kilo-India-Delta-Alfa del quale sei ai comandi ti indica pure come stai dentro al frullatore di raffiche di vento che vanno dai 18-20 nodi fino a sfiorare i 30.

Impegno, ma emozione e quasi felicità: sfida con te stesso, la forza di gravità e la tua storia. Sensazioni che, anche chi di mestiere fa il giornalista e le parole ed i racconti sono il suo habitat, fatica a riportare nella loro interezza e nel loro forte senso emotivo. I tre mesi previsti dalla legge per fare tre decolli ed atterraggi sono scaduti e le bandiere del Colombo – che tra un po’ il vento spezza – non possono impedire di andare in aria. E poi, vento o no, era ieri il giorno di 33 anni anni fa (numero perfetto) della mia prima volta.

Da 33 anni, passione immutata.

Quando, emozionato come oggi, salii a bordo del P19 con cui imparai a volare ed ottenni il primo grado del brevetto secondo la normativa dell’epoca. Lezione numero uno con accanto lo stesso storico comandante dei tre decolli di oggi, stessa emozione. Vabbè, qualche capello bianco in più per lui, Claudio Sincich, e soprattutto per me, ma la passione del volo è la stessa di allora, totalizzante e sensazionale. Siamo stati in aria 45 minuti, combattendo contro il vento e seguendo aerei di linea che arrivavano, come noi, storti in finale. Ma alla fine, sulla tempesta del vento nordista abbiamo vinto noi, il “vecchio equipaggio” di 33 anni fa.

Volare è la nostra vita.

Come possiamo spiegare a tutti quello che abbiamo provato lassù, quando il Piper si inclinava di colpo, poi si impennava come un cavallo imbizzarrito e mutava di altitudine e velocità ad ogni raffica. Paura? Ma neanche un po’! Attenzione: sì, tanta; concentrazione, ma anche il tempo per scherzare e convincere il comandante istruttore che, da aprile farò una trasmissione sul volo a Telegenova e lui sarà il mio primo ospite in studio. E questo lo ha emozionato più del vento a 30 nodi.

Volare cambia la vita; è la vita, gli da un senso.

Ecco un diario di bordo di un volo di quelli che restano nel cuore e ti aiutano, tornato in ufficio, ad occuparmi di Alitalia in crisi, delitti, crisi economica che chiude le aziende che sono pane quotidiano del mio mestiere di giornalista, con maggiore vigore che al mattino, ante volo.

Volare aiuta a crescere.

Chi non vola non sa cosa perde. Lo sanno invece i giovani, tanti ed entusiasti, che oggi sono gli allievi del nostro Aero Club. Sono parecchi, convinti. Non è gente da discoteca, ma da saper acchiappare ciò che la vita offre di bello e sensazionale. Diventeranno famosi? Forse. Ma certamente aver volato e volare li aiuterà a crescere, in tutti i sensi.

Ed il nostro Aero Club è primario in Italia come scuola per droni, attività che sta acquisendo sempre maggiore importanza nel Paese ed è una realtà forte e con grande futuro.

Ma siccome l’Aero Club di Genova va più forte del forte vento di oggi, ci saranno novità in flotta quanto prima. Viene la bella stagione, calerà il vento ed il solo tornerà ad abbronzarci. Ma soprattutto potremo staccarci da terra e vedere la vita da un punto di vista da privilegiati. Un pilota è un pilota.

La crisi Alitalia, dicevo, mi ha portato ad intervistare, poche ore dopo il volo, due piloti di Boeing ed Airbus di Alitalia per redigere il pezzo per Avvenire. Dieci minuti di intervista e venti per parlare del volo, quello loro di linea, e del mio sul “piccolo” Piper…

Volare cambia la vita. Ve lo assicuro.

Dino Frambati
Addetto stampa Aeroclub di Genova

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