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F22

Breve viaggio intorno alla scelta dell'Aero Club d'Italia, fra dati, virtù, osservazioni critiche dopo la firma contratto con la General Avia per i primi 15 F22 C'è chi contesta la decisione puntando sui costi d'esercizio e chi segnala l'alto prezzo medio della macchina (266 milioni per un biposto).

Dal vetusto, glorioso "P 19", in parte ancora legno e tela, poetica linea di collegamento con l'aviazione degli albori, aeroplano di grande capacità formativa per il primo periodo, oggetto di culto e di nostalgia per i più anziani che magari vi fecero il primo decollo da solisti; al "PA 28" o al "Cessna", pensati e costruiti per essere venduti a più gente possibile, secondo la lezione storica di Ford con il Modello T; dunque meno formativi, ma di grande affidabilità e con incidentalità ridicola; al più recente "TB9", aeroplano di grande luminosità e spaziosità, con una selleria alla francese, un confortante comportamento in volo, ma di capacità formative forse non raffinate: in sostanza un aeroplano molto piacevole per fare turismo più che per imparare (vedi strumentazione).

E adesso entra nelle Scuole di volo degli Aero Clubs il Pinguino "F 22", progettato e costruito finalmente in Italia: alza bandiera. In giro per il Bel Paese abbiamo visto, in tanti anni, le più ardite combinazioni per le Scuole di volo.

Un'insalata, flotte che comprendevano (e comprendono) le più varie "specie": dai soliti Piper e Cessna, al Morane Saulnier MS 887, all'MS 880, al DR 400, al P 66, e via continuando con un ecc. ecc. Poco da ridire.

Ciascun Club si è attrezzato via, via come meglio ha creduto, cercando di conciliare le esigenze comuni a tutti: quelle della scuola, la quale richiede appunto una macchina formativa (una volta meno complessa per il "primo periodo", che portava al brevetto di primo grado), e quelle dei soci piloti, che vogliono "andare".

Ne ha sofferto l'omogeneità del parco aerei e l'uniformità della preparazione, ci ha guadagnato la salute economica dei Clubs, i quali hanno giostrato le risorse con un occhio al mercato e l'altro al bilancio. Adesso siamo a questa ultima scelta operata dal centro, con un ritorno per le Scuole di volo degli Aero Clubs federati ad un velivolo appunto progettato e costruito nel nostro Paese.

E noto da qualche mese (e siamo fermi a questa informazione) che il Direttore generale dell'Aero Club d'Italia, Vittorio Zardo, ha firmato con l'amministratore della General Avia, Maurizio Ruggiero, un contratto per la fornitura di 15 biposto, dei quali 12 nella versione " F 22 B" con motore da 160 CV, elica bipala a passo fisso e carrello fisso, per la Scuola di primo periodo; e 3 nella versione "F 22 C", con motore da 180 CV, elica a passo variabile a giri costanti, carrello retrattile e strumentazione IFR, per il secondo periodo.

Circa 4 miliardi di lire la spesa complessiva. Chi è più curioso fra i lettori può eseguire una divisione di valore del tutto teorico (fra l'aereo per il primo periodo e quello per il secondo ci corre, eccome ... ) e constatare che il "costo medio" di ogni aeroplano è di 266 milioni: un omaggio al tricolore non esattamente a buon mercato, se non andiamo errati (ma la casa dice: siamo 30.000 dollari più bassi dei Cessna 172).

Da tenere presente che una seconda tranche della fornitura dovrebbe concretizzarsi fra aprile e maggio prossimi per concludersi a fine anno. Anche se nessuno impone niente a nessuno (convenienza a parte, ogni Aero Club può comprare ciò che crede; poi saranno gli esami e i piloti a stabilire se si è proceduto bene o no) è lodevole l'intenzione di alimentare il più possibile l'uniformità delle flotte.

Tutto da verificare e dimostrare, invece, non tanto e non solo il capitolo "opportunità", ma soprattutto l'adeguatezza dei velivolo rispetto alla destinazione d'uso, il salto di qualità rispetto alle scelte precedenti. In sostanza: questo Pinguino è meglio, è uguale, è peggio dei precedenti aerei-scuola? Non è domanda oziosa, visto che qualcuno ha lamentato una presunta frettolosità (o frettolosa riservatezza) nella conduzione dell'intera vicenda.

Ha per esempio detto il Presidente della Tecnam Costruzioni Aeronautiche, Luigi Pascale, in una lettera al Presidente dell'AeC d'Italia, Mario Testa (ottobre ultimo scorso): "Ancora una volta le decisioni in merito a quello che in sostanza era un pubblico concorso vengono rese note non già a seguito di una comunicazione ufficiale, ma per indiscrezioni avute dalla stampa".

E prosegue osservando che la decisione a favore dei Pinguino ha escluso l'offerta Tecnam; ciò che è motivo per Pascale di "disappunto", pur riconoscendo all'AeC d'Italia la legittimità delle sue decisioni "sebbene si tratti di fondi statali e quindi dei contribuenti". In particolare, osserva ancora nella lettera il Presidente della Tecnam, "non si è nemmeno avvertita la doverosa necessità di comunicare ai partecipanti alle sedute di presentazione e valutazione dei velivoli, che naturalmente hanno significato un non trascurabile impegno di risorse, l'esito degli annosi lavori della Commissione" (rinnovo flotta n.d.r.).

Infine, secondo Pascale, non si è tenuto in alcun conto l'aspetto della economicità che si sarebbe potuta ottenere nell'attività aeroscolastica nel primo periodo dell'istruzione, e nel "mantenimento dei brevetti per mezzo di velivoli il cui costo di volo è per lo meno dimezzato". Non entriamo nel merito delle osservazioni del Presidente Tecnam che ovviamente parla a pro suo. E non ci entriamo anche perché il suo "F 92 - J" può apparire "esiguo" al primo sguardo e di non ampie capacità formative. Si deve però osservare che in tutta questa importante e delicata vicenda, l'informazione è stata molto carente. Forzando l'espressione (ma non poi tanto) un comportamento da alleanze tra poteri forti.

Perché non si è legittimato un più ampio consenso, ad esempio, interpellando i soggetti primi capaci di esprimere un giudizio di merito, e cioè i direttori delle scuole, gli istruttori? Perché la decisione non è stata tempestivamente divulgata, con la necessaria ampiezza? Perché non si è comunicato a tutti in base a quali deficit gli esclusi erano stati esclusi? In sostanza: perché non ci si è preoccupati di evitare addensamenti di nuvolaglie, che non portano certo chiarezza? Dice: non si è mai fatto. D'accordo, ma i tempi cambiano: viviamo di comunicazione. Che poi vuol dire partecipazione.

A fare da utenza passiva - è bene rammentarlo - la gente ci sta sempre meno. Anzi, non ci sta più. GENERAL AVIA F-22 Una delle ultime creazioni del noto Stelio Frati, progettista a cui si riconosce il merito di aver disegnato alcuni tra i più belli aeroplani mai apparsi nei cieli di tutto il mondo. E prodotto dalla General Avia nello stabilimento di Passignano; cinque sono le versioni prodotte e due i modelli scelti dall'Aeroclub d'Italia lo scorso 13 luglio nell'ambito della discussione "Piano di rinnovo flotta Aeromobili".

Dei quindici esemplari di cui si è deliberato l'acquisto, dodici saranno nella versione B (con motore da 160 cavalli) e 3 nella versione C (motore da 180 cavalli e carrello retrattile per la scuola IFR e Commerciale). Queste le caratteristiche tecniche e le prestazioni delle due versioni dei F-22:

  F-22 B F-22 C
Elica: Passo Fisso MT-180-140 Passo Variab. HC-C2YK-1FB
Motore: Lycoming 0-320-D2A Lycoming 0-360 A-1A
Potenza: 160 HP 180 HP
Peso Max. Dec.(Utili.): 1875 lbs 1985 lbs
Peso a vuoto (std.): 1230 lbs 1405 lbs
Apertura alare: 27.9 feet 27.9 feet
Lunghezza totale: 24.3 feet 24.3 feet
Altezza: 9.3 feet 9.3 feet
Superficie Alare: 116.3 Sq feet 116.3 Sq feet
Capacità carburante: 35.7 gall 42.3 gall
Numero posti a bordo: 2 2
Veloc.max orizz.: 132 kts 165 kts
Rateo di salita: 1000 feet/min 1400 feet/min
Velocità di stallo (full flaps): 52 kts 54 kts
Service ceiling: 16000 feet 19000 feet
Max percorr. (senza ris.): 500 nm 600 nm
Corsa di decollo: 850 feet 720 feet
Corsa di atterraggio: 720 feet 780 feet
(a cura di Divo Gori, Pilota - direttore AeroNews)
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