
C'è qualcosa di nuovo sulle nuvole
Le nuvole? Aristofane, risponderanno intanto i più colti e raffinati. E poi il resto, di chi sa di fisica e chimica, e naturalmente di meteorologia, come i piloti. Credevamo di saperne tutto o quasi delle nuvole.
Pare di no. Le ultime "novità" arrivano a dimostrarcelo, anche se non disarticolano del tutto il rapporto tra nuvole e volo. Dicono dunque queste novità (pubblicate in un servizio di Sylvie Coyaud sul supplemento femminile di Repubblica, anno 3 numero 113 dal 18 al 24 agosto 1998) sostanzialmente che il meccanismo di formazione delle nuvole così come lo conosciamo è del tutto sbagliato. "A scuola ci insegnano - recita il servizio citato - che l'acqua passa dallo stato liquido a quello di vapore a 100° C, e si solidifica in ghiaccio a 0° C. Ci dispiace per chi è affezionato a tali certezze: le nuvole dimostrano che sono frottole.
Nascono dall'evaporazione dell'acqua alla superficie tiepida dei mari, dei grandi laghi e un po' anche del suolo: il pianeta, come noi, suda quando si scalda, non c'è bisogno che bolla". Fino al maggio scorso ciò che si sapeva sulla formazione delle nuvole era più o meno questo: l'acqua evaporata sotto l'azione dei raggi solari, si raffredda e si espande alle pressioni più basse (i millibar dei bollettini meteo) che incontra salendo nell'atmosfera.
Quando l'umidità è tanta - prosegue il servizio della Coyaud - si condensa in gocce, e più spesso, date le temperature gelide lassù, in cristalli di ghiaccio, attorno a delle particelle microscopiche che trova in sospensione nell'aria. Sono gli "aerosol atmosferici", che vanno da un millimetro a un millesimo di millimetro, solidi come le polveri nel fumo che esce da un camino, o liquidi come le micro-gocce della nebbia.
Ce ne sono ovunque, in quantità varia: in un ditale d'aria prelevato sopra un tratto limpido di oceano si contano sulle dita di una mano. A Roma o a Milano sono un milione di volte di più.
"I fisici hanno verificato tutto ciò riproducendo nubi finte in laboratorio e analizzando quelle vere con palloni sonda o aerei sui quali erano montate delle macchine fotografiche e delle trappole hanno scoperto che piove dalle nubi "calde" - poco sopra 0° C - se le goccioline di vapore si sono addensate sugli aerosol fino a misurare qualche centesimo di millimetro. Mentre nelle nubi fredde accade quello che non insegnano a scuola: perfino a meno 20°, invece di ghiacciare le goccioline rimangono beatamente liquide, finché incontrano gli aerosol giusti, nel numero giusto. Soltanto a meno 40° si può star certi che una nuvola è una spuma di cristalli.
In possesso di questi fatti, certi scienziati credettero di conoscere la danza della pioggia; senonché la loro fu una danza della guerra, con cannoni razzi e bombardieri. Spararono degli aerosol nelle nubi calde per irrigare le coltivazioni e ottenere una visibilità decente sugli aeroporti. O nelle nubi fredde per avere neve soffice sui campi di sci. Erano i primi tempi dei cloud-seeding, o "semina delle nuvole".
I
pionieri furono i sovietici, con gravi problemi di siccità dopo aver prosciugato
fiumi, laghi e un terzo del Mar d'Aral per far crescere cotone nelle repubbliche
del sud. Anche USA, Australia, Israele fecero esperimenti nei deserti. E Svizzera
e Francia nelle stazioni sciistiche.
Le nubi calde non si lasciarono addomesticare. Allora gli aerei bombardarono quelle fredde con cloruro di calcio o sodio, sali che corrodevano i contenitori, i quali perdevano e finivano corrosi pure gli aerei. Poi con ghiaccio secco, triturato in finissime perle che però evaporavano prima di fungere da aerosol.
Infine con dello joduro d'argento, sparato da terra con i cannoni". Come si sa, lo rammenta il servizio stesso, furono pessime decisioni che mandarono in bestia gli ambientalisti e non solo. Basti pensare che per ottenere joduro d'argento bisogna portare oltre i 1000° gradi centigradi "un intruglio a base di acetone - scrive l'autrice - con fumi tossici e camere di combustione".
E prosegue. "Delle altre pretese degli inseminanuvole diciamo che bombardarle per innevare un campo da sci equivale a bagnare l'aspidistra del salotto (una pianta ornamentale molto resistente alla siccità) con un getto da pompiere: il 99,99 per cento della neve finisce altrove. Quanto a migliorare la sicurezza degli aeroporti...
A Orly, vicino a Parigi, usavano delle bombole di gas propano sotto pressione. Quando il gas viene liberato (e inquina, da bravo idrocarburo) produce cristalli di ghiaccio sui quali le goccioline di nebbia si addensano. Subito dopo, s'incrostano sugli spigoli delle ali degli aerei, appesantendole". Insomma: se è vero che studiare le nuvole conviene, perché dettano il clima, i cui capricci mietono vittime in tutto il mondo, manomettere le nuvole è pericoloso: le variabili sono cosi tante che le conseguenze di un'azione locale sono imprevedibili addirittura sul resto dei globo. "Per ora si sa troppo poco".
Come regolarsi, povero pilota ? Con prudenza, tanta prudenza. Tenendo presente che quando si tratta di nuvole si parla di ben 10 famiglie, suddivise in 14 specie secondo la struttura, raggruppate in 4 classi per connotare i moti dell'aria che le hanno prodotte, e distinte in 9 varietà che ne indicano la trasparenza e la geometria.
Con più di 5.000 termini e un "vocabolario delle nuvole" che è poi l'International Cloud Atlas, prima edizione nel 1836, ultima 1956. Novità escluse.

