Abbigliamento razionale (e pasti digeribili) contro lo stress termico
Alzandoci in volo mai dimenticare che un disturbo della termoregolazione può
esporre il pilota a gravi rischi: dalla diminuita vigilanza fino alla perdita
di coscienza.
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Gli stress termici, quegli eventi cioè che nascono da uno squilibrio tra la produzione di calore da parte di un individuo e lo scambio termico con l'ambiente circostante, sono oggi molto rari nel volo, perché i presidi atti a correggere questo squilibrio (ad esempio il riscaldamento dell'abitacolo di un aeromobile che vola ad alta quota), sono sempre disponibili, e funzionalmente validi, a differenza di quanto accadeva in un passato anche relativamente recente, ove, specie in ambito militare il pilota si confrontava spesso con temperature estremamente basse.
Lo scambio di calore sopra ricordato può avvenire con differenti modalità che possono anche combinarsi tra loro: la conduzione, l'irraggiamento, l'evaporazione e la convezione.
Non dimentichiamo che l'organismo umano tende a mantenere al suo interno parametri chimico-fisici costanti (omeostasi) ed anche la temperatura rientra in tale meccanismo (omeotermia).
Se la temperatura esterna sale, i meccanismi di termoregolazione mediati dai
termorecettori presenti sia nel sistema nervoso centrale che nella cute intervengono,
consentendo una maggiore dispersione di calore (ad esempio con la dilatazione
dei vasi sanguigni periferici o con la sudorazione).
Se la temperatura esterna scende, la vascolarizzazione periferica, annunciata dal pallore cutaneo, e talvolta il tremore muscolare, fanno si che il calore prodotto sia mantenuto, minimizzandone la dispersione nell'ambiente.
L'uomo può inoltre intervenire attivamente con meccanismi comportamentali per affrontare le variazioni di temperatura ad esempio riparandosi dal sole, o immergendosi nell'acqua al salire della temperatura; o viceversa esponendosi al calore di un focolare o esercitando un'attività fisica nel caso opposto.
Ovviamente in volo questi meccanismi non sono attuabili, per cui l'unica risorsa comportamentale è quella dei ricorso ad un adeguato abbigliamento operante come una barriera più o meno valida alla dispersione del calore che viene scambiato in tal modo non più con l'ambiente esterno, ma con il ristretto spazio che sta fra la cute ed il vestiario.
Ricordiamo ancora che gli stress termici rappresentano gli estremi di un disturbo della termoregolazione e come tali espongono l'individuo a rischi gravi, quali ad esempio quello della sincope (improvvisa perdita di coscienza), in caso di massiva vasodilatazione per esposizione ad alta temperatura con ipotensione arteriosa e diminuito flusso ematico ai centri nervosi con conseguente disturbo di coscienza o quanto meno diminuita vigilanza.
Nel volo dell'Aviazione Generale questi estremi non sono praticamente raggiungibili anche se è sempre comunque consigliabile un abbigliamento adeguato, che garantisca un facile scambio termico con l'ambiente in caso di temperatura elevata ed un riparo confortevole in caso di clima invernale ed al contempo non intralciante i movimenti necessari al pilotaggio dei velivolo.
Non scordiamo mai inoltre che, nella stagione invernale, se esposto al freddo l'organismo "paga" spesso in termini di funzionalità con una maggiore lentezza nelle sue funzioni fisiologiche. Ad esempio con un rallentamento della digestione.
E' pertanto consigliabile da un lato nazionalizzare l'abbigliamento, e dall'altro adeguare le abitudini alimentari con pasti digeribili e calorici, per fronteggiare un eventuale maggior carico operativo.

